Il presente e il futuro della giovanissima band di Correggio che ha già suonato su palchi di razza a partire dall’Alcatraz
REGGIO
Contaminazioni musicali e riferimenti alle sonorità balcaniche/orientali, senza dimenticare il punk e il metal per i vincitori dello Sputnik Rock 2011
Carismatici, ipnotici. Hanno tutta la freschezza della giovane età, compresi l’entusiasmo e l’energia travolgente che emanano sul palco. Senza spocchia, solo la voglia di suonare, di sperimentare. Chi sono questi Rifkin Kazan dal nome così esotico? «Inizialmente era solo Rifkin,preso dal nome dell'ecologista americano Jeremy. Lessi il suo nome su di un’enciclopedia che trovai nella nostra prima sala prove – spiega il frontman Francesco Giovanetti – che era anche una libreria. Poi, solo successivamente cercammo una seconda parola che suonasse bene in assonanza. Aprendo a caso l’Atlante lessi “Kazàn”, che è la capitale del Tatarstan, e una tra le maggiori città della Russia. Ci piacque subito».
E in effetti il sound di Lorenzo "Bana" Soldani (batteria), Giacomo Manzini (basso elettrico), Matteo Borghi (chitarra), Pasquale Evarista (tastiere) e Francesco Giovanetti (chitarra, voce) è realmente un miscuglio di generi diversi, che di primo acchito, potrebbe erroneamente apparire un po’ “sconclusionato”. I Rifkin Kazan nascono a Correggio, terra che non smentisce mai la sua capacità di plasmare talenti. «E’strano - commenta Francesco - come effettivamente Correggio sia città natale di tanti artisti e band più o meno rinomate. Non mi riferisco solo a Ligabue, quanto agli AFA, piuttosto che ai Gazebo Penguins o ai The Death of Anna Karina, gruppi del panorama indipendente di oggi. Un grande fermento si notò particolarmente dagli anni ’70 nella nostra cittadina – aggiunge Francesco – ma noi, solo ora, ci accorgiamo ed entriamo realmente in pieno contatto con queste realtà, confrontandoci e analizzandole. La nostra terra ha contribuito alla nostra formazione musicale, ma la verità è che siamo partiti per pura passione, un gruppo di amici e una stretta sala prove».
“Bulgarian Nirvana Marasma” è il primo disco dei Rifkin, scaricabile gratuitamente dal sito rifkinkazan.bandcamp.com, o acquistabile ai loro concerti. Una commistione di suoni balcanici, punk, prog, hard - core e metal. Un mix riuscito, che mette in luce una precisa personalità
«Il sound dei Rifkin nasce dai nostri differenti background musicali. Ognuno contribuisce a portare le proprie influenze, che sono davvero le più varie. Per citare alcuni gruppi si va dai Gogol Bordello ai System of a Down o Mr Bungle. La grafica dell’album è stata invece affidata al nostro amico Andrea Andy Rubbio, reggiano ora residente a Londra, a cui abbiamo lasciato ampio spazio alla creatività».
Questo legame con la terra d’Albione si ritrova anche nell’approccio decisamente punk con cui i ragazzi tengono il palco. «Sì, è vero, al punk vecchio stile per l’appunto. E’un approccio che ci viene abbastanza spontaneo. I Rifkin non seguono schemi musicali o etichette. Vogliamo che il live sia solo qualcosa di travolgente, empatico, vero. Urla, spinte e smorfie… tutto è concesso per una ricerca di libertà espressiva totale: non abbiamo niente di pre-meditato o studiato».
Esibizioni che hanno visto come teatro quasi ogni locale della provincia. «Il territorio reggiano-modenese lo abbiamo battuto tutto ormai. Grazie anche alla vittoria di alcuni contest locali, l’ultimo dei quali è stato lo Sputnik Rock. Bisogna impegnarsi molto, anche in questo senso ma fortunatamente, per ora, abbiamo anche avuto la possibilità di suonare su palchi importanti come quello dell’Alcatraz di Milano, o in festival nel Sud Italia dove siamo stati accolti con calore. Certo i locali dove si può suonare musica inedita sono sempre meno, ma anche a Reggio c’è qualche bel locale che ci fa onore. Come “I Vizi del Pellicano”, in cui dovremmo suonare a marzo».
Tra i personaggi che hanno portato la band sul palco dello Sputnik Rock figura il fonico - ingegnere del suono Enrico Calanca, già produttore di SAID (vincitori dell’ Heineken Jammin’ Festival Contest nel 2010). «E’ stata una bella esperienza quel concorso ma con Enrico avevamo preso contatti molto prima, grazie al nostro primo ep “Notte di effimeri Piaceri” autoprodotto e auto- registrato, che gli piacque molto. Fu lui a notarci e contattarci. Un rapporto che si consolida ulteriormente con la registrazione del nostro “Bulgarian Nirvana Marasma” registrato presso il suo studio di Soliera (Modena) e uscito lo scorso ottobre»
Dopo il trionfo dello Sputnik cosa riserverà il futuro? «E’ un anno particolare per noi questo. Dobbiamo affrontare il primo anno di università e questa, sarà un’ennesima sfida. Però speriamo di continuare a suonare, la voglia c’è sempre e abbiamo già nuove idee per un secondo disco».
Noi siamo convinti che questi Rifkin Kazan non si fermeranno certo qui. Ci stupiranno per l’ennesima volta, e noi li attendiamo al varco del successo. Uno dei gruppi più promettenti della provincia.
Gloria Annovi