Allevamenti suini, l’inquinamento c’è

Cadelbosco Sopra, i dati Arpa confermano presenza di liquami nelle falde superficiali e ammoniaca da concimi nell’aria

    CADELBOSCO SOPRA

    L’acqua di superficie e l’aria della Bassa presentano concentrazioni di inquinanti, ammoniaca in particolare, a causa della presenza e attività degli allevamenti di suini.

    Sono questi i dati più significativi da un’indagine dell’Arpa commissionata dalla Provincia e dai Comuni di Cadelbosco Sopra, Bagnolo, Gualtieri e Novellara. I dati sono stati illustrati a Palazzo Allende dagli assessori all’ambiente Mirko Tutino (Provincia) e Tania Tellini (Cadelbosco).

    L’ASSESSORE. «Per un anno sono stati monitorati 32 pozzi superficiali, da cui dunque non viene captata acqua potabile, e lo studio ha evidenziato un impatto dell’inquinamento causato dagli allevamenti, ma anche da liquami fognari e attività produttive: questi risultati ci serviranno per una buona pianificazione delle attività del nostro territorio», ha detto l’assessore Tutino, spiegando che è stata «analizzata anche la qualità dell’aria per quanto riguarda in particolare l’ammoniaca prodotta dagli allevamenti zootecnici, con risultati confortanti rispetto alla salute umana».

    STUDIO ARPA. Le attività zootecniche rappresentano un importante comparto produttivo per l'economia locale, ma è innegabile che esse possono produrre impatti non trascurabili sull'ambiente, in particolare su acqua e aria. Per questi motivi, lo studio si e' concentrato sull'acquifero freatico di pianura, solo recentemente inserito tra i corpi idrici significativi e quindi non monitorato quanto gli acquiferi più profondi, dalla quali si preleva l'acqua destinata al consumo umano. Si tratta di un acquifero separato da quelli sottostanti, di spessore contenuto (generalmente entro 25 metri) e, proprio per le sue caratteristiche idrogeologiche (scarsa profondità, ricarica diretta dai corsi d'acqua superficiali), sottoposto a notevoli pressioni antropiche.

    ANALISI NEI POZZI. Il monitoraggio sui 32 pozzi individuati è durato un anno e sono emerse alcune indicazioni importanti, seppur preliminari. I dati più interessanti sono - come prevedibile - quelli riferiti ai pozzi più superficiali (da 0 a 15 metri di profondità). Malgrado la forte dispersione dei valori di concentrazione tra pozzi diversi, indice di possibili influenze localizzate, si evidenzia una distribuzione omogenea su tutto il territorio studiato di concentrazioni elevate di elementi e sostanze di origine agricolo-zootecnica, alcune da imputare allo spandimento di liquami, altre ai fertilizzanti e altre ad entrambe le sorgenti. Si è inoltre rilevata una contaminazione microbiologica. Sia per i parametri chimici che per quelli microbiologici può essere considerata l'influenza di liquami fognari.

    AZIENDA FONTANELLE. Lo studio ha contemplato il monitoraggio delle emissioni ammoniacali presso l’azienda agricola Fontanelle di Cadelbosco durante i periodi di spandimento dei liquami. I dati evidenziano concentrazioni variabili dai 20 ai 70 microgrammi per metro cubo, un aumento della concentrazione in atmosfera associato ai giorni di spandimento che tende a ridursi velocemente nei giorni successivi. La normativa non definisce un valore limite per l’ammoniaca in ambiente, mentre per gli effetti sull’uomo i limiti d’esposizione sono pari a 17.000 microgrammi/mc. Le emissioni ammoniacali hanno tuttavia un ruolo importante nella produzione di particolato atmosferico secondario (Pm 10 e Pm 2.5).

    AZIONI PREVENTIVE. Le azioni preventive del comparto zootecnico per la riduzione delle emissioni ammoniacali si possono riassumere nell’adozione di buone tecniche di spandimento: impiego di mezzi che non portino a formazione di areosol, l’applicazione dei liquami a strisce, l’interramento rapido o immediato dei liquami, l’applicazione di liquami a basso tenore di sostanza secca tali da infiltrarsi più rapidamente nei terreni.

    SOSTENIBILITA’. La tutela dell’acquifero freatico di pianura, come il contenimento delle emissioni ammoniacali, passano attraverso il coinvolgimento di enti e associazioni e di politiche a medio e lungo termine. In primo luogo una pianificazione territoriale che tenga conto degli impatti sugli abitanti; in secondo luogo la necessaria e progressiva trasformazione dei comparti agricolo e zootecnico verso sistemi di produzione ambientalmente sostenibili come richiesto sia dalle politiche comunitarie che da quelle locali.

    09 febbraio 2012

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