Ancora polemiche sul Gattile di Cella, il caso sollevato da una reggiana: "Meglio una gabbia che una casa e una famiglia?"
REGGIO
«Al momento non ci sono gatti adottabili». La frase se l’è sentita ripetere una giovane reggiana che nella mattinata di domenica ha bussato alla porta del gattile di Villa Cella per adottare un gatto. Una frase che l’ha indispettita non poco visto che nella struttura ci sono «centinaia di gatti» e che ora la spinge a chiedersi perché «non si può avere in adozione uno di quei gatti che vivono sotto la neve?». Un nuovo caso di adozione negata, quindi, dopo quelli segnalati dalla Gazzetta tre settimane fa.
«Domenica mattina - spiega - io e mio marito siamo partiti alla volta di un gattile in provincia di Modena. Da mesi tenevo d’occhio la pagina di quel gattile su Facebook guardando le foto di ogni singolo gatto adottabile. Plutone, un bellissimo gatto nero, era il “gatto giusto” e finalmente eravamo nel “momento giusto” per noi per pensare di introdurre un altro gatto in casa nostra, dopo la morte del nostro Mimi. Arriviamo a destinazione e apprendiamo che Plutone e qualsiasi altro gatto non era per noi adottabile in quanto per problemi di “concorrenza” i gattili su Modena e provincia potevano dare in adozioni gatti solo a persone di Modena e provincia. Ci hanno suggerito di rivolgerci quindi al gattile di Reggio. Ci rimettiamo in macchina. Mentre raggiungiamo lo stabile abbiamo percorso a piedi una recinzione all’aperto piena di gattoni meravigliosi. Sopra gli alberi, sotto a tettoie, dentro a cuccette: gatti ovunque. Bellissimi. Alcuni giocavano tra la neve, incuranti del freddo e delle zampette bagnate. Arriviamo allo stabile indicato e spieghiamo che volevamo adottare un gatto. Veniamo lasciati soli qualche istante, è stata fatta una telefonata.“Al momento non ci sono gatti adottabili, mi dispiace, se li volete piccoli dovete tentare verso aprile/maggio”. E chi ha parlato di cuccioli? Sgomenti, arrabbiati, delusi abbiamo salutato senza aggiungere altre parole, perché stare a spiegare che era dalle 9 che eravamo in giro ed erano le 12.30 per portarci a casa un gatto, che avevamo fatto non so quanti chilometri, che avremmo potuto dargli una casa calda, due ettari di terra recintati e lontani dalla strada, che avremmo potuto toglierne uno dalla neve e sentirci dire che “al momento non c’erano gatti adottabili” era fuori da ogni logica. Ogni logica pro-adozione. Ogni logica che mette tante persone a fare volontariato in una struttura che dovrebbe mettere al primo posto il bene dell’animale».
«Qualcuno può spiegarmi - conclude - quali sono i motivi che non consentono di dare in adozione uno di quei centinaia di gatti che vivono sotto la neve? E non venitemi a dire, come facevano nel canile dove prestavo servizio, che il gatto ormai è abituato al gattile e soffrirebbe ad andare a stare presso una famiglia. Ripenso a Plutone dentro a quella gabbia, che non è potuto venire ad abitare con me perché io sono di Reggio e lui di Modena. A Reggio non c’erano gatti adottabili. E ora? Cosa abbiamo ottenuto? Che un gatto è ancora in gabbia o sotto la neve e qui sul mio caldo divano non c’è nessuno. Vi sentite meglio così? ».