Morì per dimagrire sentiti medici e infermieri

Ricostruiti i passaggi-chiave dell’intervento e del decorso post-operatorio Un medico anestesista del Santa Maria è accusato di omicidio colposo

    L’intervento di dimagrimento effettuato senza problemi – al Santa Maria – dall’équipe di Edoardo Della Valle in un “quadro” che non dava controindicazioni all’operazione chirurgica, il paziente che mostra nel risveglio un’evidente agitazione psicomotoria, il trasferimento nel letto di degenza apposito per obesi, la situazione che ben presto precipita e il disperato massaggio cardiaco da parte di due infermieri che, purtroppo, non salverà la vita al 36enne Donato Sinisi.

    Sono i punti-chiave della tragedia avvenuta in ospedale nel luglio 2009: su questi “passaggi” si sono concentrate le testimonianze di medici ed infermieri che quel giorno presero parte all’operazione (ma anche al decorso post-operatorio) che doveva ridare la salute al giovane titolare di un distributore (pesava 160 chili) e che, invece, lo portò alla morte. Un ripercorrere quei momenti che ha commosso la famiglia Sinisi (costituitasi parte civile tramite il legale anconetano Donato Maniscalco) presente in aula: i familiari usciranno decisamente provati dall’udienza. «Siamo in attesa – aveva rimarcato nell’udienza scorsa Michele Sinisi, padre di Donato, parlando con il cronista della Gazzetta – di conoscere come si evolverà la situazione. Ora siamo arrivati ad un punto cruciale, ma nessuno, comunque, sarà in grado di colmare il nostro dolore per la morte di Donato». Il papà, quel tragico giorno, era nell’anticamera della sala operatoria ad attendere notizie. A bruciapelo seppe che il figlio era deceduto e, non vedendoci subito chiaro nella terribile piega presa da quell’intervento di chirurgia dell’obesità, non esitò a chiamare la procura: un ispettore piombò velocemente in ospedale per acquisire le cartelle cliniche. Inizialmente erano stati indagati quattro medici, ma solo uno – cioè l’anestesista Bruno Barili, difeso dall’avvocato Franco Mazza – è ora sotto processo per omicidio colposo. Per l’accusa il paziente venne “estubato” troppo in fretta, cioè si sarebbe passati prima del tempo dalla respirazione artificiale a quella naturale: ne sarebbe conseguita un’insufficienza respiratoria con conseguente arresto cardiaco. Valutazioni, supportate da una consulenza tecnica, espresse dal pm Luca Guerzoni che ha coordinato le indagini. Di parere diverso l’avvocato difensore Franco Mazza, che da sempre parla di inaspettato arresto cardiaco con conseguente insufficienza respiratoria che provocò la morte di Sinisi. Si tornerà in aula, davanti al giudice Cristina Beretti, fra un mese.(t.s.)

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 febbraio 2012

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