Intervista al Maestro Andrea Talmelli, da lunedì ex direttore: «Sono stati 21 anni in cui dovere e piacere hanno coinciso»
REGGIO
Dopo 21 anni alla direzione dell’Istituto “‘Peri”, lunedì 31 ottobre Andrea Talmelli ha lasciato il suo prestigioso incarico. Buona parte delle autorità cittadine venerdì scorso l’ avevano salutato ufficialmente in occasione di una sentita manifestazione per la quale egli ha desiderato rispondere con una sentita e commossa lettera di ringraziamento.
Andrea Talmelli aveva preso servizio nell’anno scolastico 1990-91 e proveniva dall’Istituto “Tonelli” di Carpi dove era entrato nel 1984 vincendo un concorso pubblico. Dal1975 ha insegnato composizione al “Boito” di Parma, la sua città, dove è stato tra i fondatori del liceo musicale interno, fatto che ha costituito un modello unico in Italia.
Mentre era a Carpi, Maestro Talmelli, cos’è successo?
«Nel 1990, giusto un anno dopo la morte di Armando Gentilucci, mi hanno interpellato dal Comune di Reggio chiedendomi se avessi voluto trasferirmi al “Peri”. Ho accettato immediatamente perché era in Italia l’istituto pareggiato più prestigioso»,
Poi com’è andata ?
«Sarei dovuto rimanere pochi anni giusto per riorganizzare l’istituto perché tra l’altro nel frattempo avevo vinto il Concorso statale. Soltanto che è stato scandalosamente annullato, per cui sono rimasto al “Peri” fino ad ora...».
Come trovò la scuola 21 anni fa?
«Vi erano ancora gli echi di un’ importante idealità progettuale che aveva portato alla nascita di corsi all’avanguardia come il laboratorio di didattica o la propedeutica stessa o i legami con Musica/Realtà. Un’idealità politica consolidatasi negli anni ’70-80 che faceva capo al sindaco di allora per cui con profondo orgoglio si rifiutava la statizzazione. Ma nel ’90 la pianta organica era raddoppiata rispetto a quindici anni prima».
Lei cosa pensa di questo?
«Non saprei dire se fu un male quell’orgoglio cittadino! Anche perché ciò ha permesso un più stretto legame che ha continuato e continua oggi ad unire il “Peri” alla sua città, desiderosa di progetti ambiziosi e di servizi culturali di prestigio».
Qual è stato il suo primo lavoro effettuato all’interno della riorganizzazione del “Peri”?
«Potenziare l’identità della scuola che produce e si mette a disposizione, collaborando proficuamente con le istituzioni. Ero e sono convinto che la forza collaborativa che il “Peri” è in grado di mettere in rete con le altre istituzioni cittadine si può manifestare nel prioritario riconoscimento della sua corretta identità e delle sue finalità di scuola; al contrario il “Peri” rischiò di diventare un po’ terra di tutti e di nessuno, un semplice marchio e così perdere consistenza».
Che cosa ha contribuito a questo potenziamento?
«Senza dubbio l’Auditorium costituisce la vera novità degli ultimi decenni. Esso è diventato cuore pulsante dell’attività dell’Istituto che lo mette in comunicazione con l’esterno. Il “Peri” non aveva mai avuto prima l’Auditorium. Alla Caserma Zucchi ci si arrangiava in qualche modo nell’Aula 28, ricorrendo spesso a sedi esterne come la Cavallerizza o la stessa Sala degli Specchi al teatro Valli».
Dopo vent’anni è soddisfatto del suo operato?
«L’Istituto è potenziato verso l’esterno con la sua rete forte di rapporti, che si è costruita nel tempo, attraverso anche scambi con le nostre città gemellate, corsi Erasmus che hanno gratificato molto sia gli studenti che gli insegnanti. Io tra l’altro venivo da un’altra città, quindi non conoscevo nessuno. Dopo anni di lavoro anche duro - a volte la mia giornata cominciava alle otto e finiva a mezzanotte - posso dire che anche al suo interno ora c’è più coesione fra tutti i docenti con i genitori e soprattutto gli studenti».
Quindi il suo è stato un impegno profondo.
«Quando il dovere si confonde con il piacere nel senso che non sono identità separate, non ci si rende conto del lavoro. Tra l’altro per tutti questi anni, da gennaio alla fine d’aprile, tutte le domeniche ero all’auditorium del Peri per l’Ora della Musica la rassegna promossa da noi come istituto e che vedeva a costi bassissimi, la presenza di giovani e talentuosi concertisti. Per il Peri anche questa, come molte altre, è stata un’occasione per consolidare la presenza in città. E ancora una volta ringrazio la città della stima, fiducia che in questi anni ha dato alla scuola».
Giulia Bassi
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