Mercatini del riuso, l’attacco di Confesercenti

Parla Dario Domenichini ipotizzando abusi su uno dei fenomeni più in voga del momento per combattere la crisi

    Secondo Confesercenti i mercatini del riuso hanno bisogno di nuove regole. Seconda l’associazione dei commercianti in alcuni casi, dietro la volontà di vendere ciò che non si utilizza più, in realtà c’è un vero mercato nero.

    «Risulta difficile capire dice Dario Domenichini - come si sia pronti ad accusare un titolare di partita Iva di evasione fiscale, di essere un parassita che non emette lo scontrino fiscale e si tolleri, anzi si incentivi, forme di vero e proprio commercio abusivo. Nessuno contesta il nobile fine del riuso, quello che non va bene è che questo diventi un vero e proprio lavoro in nero. Va bene vendere le proprie cose che non si usano più, ma quando si comincia a vendere quelle di altri si diventa dei commercianti. Come è possibile che ci siano persone che partecipano a queste manifestazioni ogni domenica e che addirittura girano la regione per trovare nuovi mercati e nuova clientela. Se possono sobbarcarsi spese di trasferta anche rilevanti i soldi in ballo non sono più due lire come ci si vorrebbe far credere. L'anonimato garantito a chi partecipa a buona parte di questi eventi, potrebbe aprire la strada anche al commercio di merce di dubbia provenienza. Già ora è possibile osservare cittadini che espongono ricambi di auto o gomme, anche usate. Forse qualche domanda sulla provenienza di questa merce sarebbe lecito porserla. Vi sono addirittura gruppi che prenotano decine di spazi, e non si capisce per quale reale motivo. Forse hanno ingenti quantità di merce o subaffittano le piazzole. Non ci è dato saperlo, ma c'è il dubbio che si tratti di situazioni ambigue che poco hanno a che vedere con il riuso. Inoltre, non è da sottovalutare il business organizzativo che frutta diverse migliaia di euro ogni manifestazione. Ci rendiamo perfettamente conto che in questi momenti di crisi, arrotondare le entrate familiari possa diventare una necessità, ma l'assenza di regole genera inevitabilmente dei fenomeni di abusivismo commerciale, che almeno per ora è un reato».

    14 ottobre 2011

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