La cantante Marcella Bella indagata per evasione fiscale

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Milano hanno notificato l’atto di conclusione dell’inchiesta

    Già si conoscevano, in parte, le accuse contestate al marito e oggi, a sorpresa, dall’avviso di chiusura delle indagini per una maxi-frode fiscale da 450 milioni di euro collegata alla famosa ’listà di clienti dell’avvocato svizzero Fabrizio Pessina, è saltato fuori anche il suo nome. La cantante

    Marcella Bella, la cantante che quasi 40 anni fa portò a Sanremo le sue ’Montagne verdì e che negli anni Settanta abitò per diverso tempo a Sant’Ilario, è indagata per aver evaso il fisco per oltre 2,5 milioni di euro. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Milano hanno notificato l’atto di conclusione dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e dai pm Gaetano Ruta e Laura Pedio, alla cantante, al marito Mario Merello, ed altre 18 persone, tra cui proprio il professionista svizzero Pessina, a cui nel 2009 venne sequestrato un pc con una lista di oltre 500 clienti su cui gli investigatori cominciarono a fare accertamenti. L’inchiesta chiusa oggi, infatti, è una ’costolà delle indagini sulle presunte irregolarità nella bonifica dell’area Montecity-Santa Giulia (zona sud di Milano) con «fondi neri per 27 milioni di euro», che vede a processo l’imprenditore Giuseppe Grossi, anche indagato dalla Procura di Monza per il presunto giro di mazzette in relazione alle aree ex Falck e Marelli. Pessina venne arrestato nel febbraio del 2009 e, proprio seguendo le indicazioni del ’flusso di nomì trovato nel suo computer, gli inquirenti milanesi sono riusciti a ricostruire lo schema operativo di una «associazione per delinquere». Costituita, secondo l’accusa, dal marito della cantante, da Pessina stesso, dal commercialista Sirio Zanoni e dal consulente societario Tonino Cola. I quattro, stando all’avviso di chiusura, avrebbero compiuto «plurimi reati di frode fiscale, attraverso una stabile organizzazione avente struttura e vocazione transnazionale, che operava» in Italia, Austria, Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, British Virgin Islands, Stati Uniti e Principato di Monaco. In particolare, venivano costituite società ad hoc nei paradisi fiscali, le quali emettevano fatture false per operazioni inesistenti e il sistema off shore consentiva così ai clienti dell’associazione criminale (gli altri 16 indagati) di abbattere il carico fiscale e reimpiegare poi le somme illecite. Merello, come scrivono i pm, sarebbe stato il «promotore e comunque capo» dell’associazione, perchè, secondo l’accusa, avrebbe reperito i «clienti a cui proporre le operazioni fiscali illecite», mentre Pessina invece si sarebbe occupato delle «operazioni estero su estero». Cifre imponenti: oltre 255 milioni di fatture false e oltre 190 milioni di euro portati all’estero con operazioni di «falsi scudi fiscali». I componenti dell’associazione sfruttavano lo stesso meccanismo per nascondere i propri capitali e, a volte, quelli dei familiari: secondo l’accusa, è questo il caso di

    Marcella

    Bella, indagata in concorso con il marito e con Zanoni, Pessina e Cola, per infedele dichiarazione dei redditi (quella presentata nell’ottobre 2003). Avrebbe omesso «di rappresentare le disponibilità economiche in territorio estero», oltre 9,4 milioni di euro, e avrebbe così evaso «la relativa imposta nella misura di »oltre 2,5 milioni di euro«. Il reato però, da quanto si è saputo, è prossimo alla prescrizione.

    27 settembre 2011

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