Il cordoglio di Prodi

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    Erano legati da un’amicizia sincera, consolidatasi nel corso degli anni. Romano Prodi, appresa la notizia della scomparsa dello storico direttore della Gazzetta, si lascia andare allo sconforto. «La sua morte - sottolinea Prodi - mi ha riempito di tristezza. È come se fosse scomparso un intero periodo di tutta la mia vita. Umberto non solo ha accompagnato ma addirittura preceduto il mio ingresso nella vita politica. Con l’irruenza che derivava in parte dall’amicizia e in parte dal suo grande fiuto di giornalista anticipò infatti la decisione certamente più importante della mia vita pubblica, cioè l’entrata in politica. Una conversazione fra amici, come lui ricordava, avvenuta in mezzo a cassette di acqua minerale nel retrobottega di un bar di Valestra, diventò l’evento dell’estate e, passando dalla Gazzetta di Reggio all’Agenzia Reuter, anticipò tutti i media nazionali. Non fu né la prima né l’ultima delle nostre conversazioni: credo che per anni abbiamo speso giorni interi a scambiarci opinioni su quanto era successo in passato o sarebbe successo in futuro. Prima di tutto le vicende di Reggio, che lui presidiava dal bar di Piazza del Monte e alle quali non mancava mai di dare un’interpretazione personale, libera da costrizioni che non fosse quella della sua curiosità. E poi le vicende nazionali ed internazionali che lo appassionavano a fondo. Ricordo le sue risate e le sue acute osservazioni che accompagnarono la mia missione ufficiale alla Casa Bianca e l’incontro con l’allora presidente Clinton, al quale partecipò con passione e professionalità».

    «Umberto - conclude l’ex presidente della Commissione europea - da vero giornalista di razza, riusciva infatti a mettere insieme il grande e il piccolo e a legare il tutto con il cemento dell’opera lirica, forse la massima espressione popolare del nostro passato. Con lui il dibattito sulle cose di Reggio si è ampliato, è diventato più libero e, permettetemi di dirlo anche in questo momento di grande dolore, è diventato più divertente. A lui quindi la nostra città deve essere grata, per i suoi giudizi, per i suoi approfondimenti e anche per i suoi utili paradossi».

    Cordoglio anche da parte del Pd reggiano. «Se ne è andato un pezzo importante di Reggio - commenta il segretario provinciale del Pd Roberto Ferrari -. Bonafini rappresentava qualcosa di prezioso per la nostra città, cui ha dato tanto. Era un uomo libero. Forse per questo la sua vocazione è stata quella di essere giornalista e davvero nel suo caso non si trattava di un mestiere ma di un’identità».

    Ricorda la figura dello storico direttore della Gazzetta anche il parlamentare reggiano dell’Udc Renzo Lusetti. «Umberto è stato un grande protagonista del giornalismo reggiano degli ultimi 30 anni. Si deve a lui la rinascita della Gazzetta di Reggio che ha guidato come direttore a raggiungere in pochi anni grandi ed inattesi livelli diffusionali dandole una connotazione moderna e frizzante, attenta ai problemi della gente. Allo stesso tempo Bonafini é stato un acuto osservatore politico in grado di interpretare i tempi con le sue analisi e previsioni. Ricordo il calore e l’immediatezza che mi ha trasmesso: un tratto tipico della nostra terra e di cui Bonafini è stato un interprete autentico, sincero e passionale».

    Esprime cordoglio per la scomparsa di Bonafini, Stefano Tombari, presidente della Lega in consiglio provinciale. «La sua è stata una figura storica e atipica di riferimento dello scenario giornalistico della nostra Provincia»

    12 luglio 2011

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