di Marco Martignoni
«Continueremo a stare dove siamo. E sarà dura separarci, per tutti». Dopo undici giorni di silenzio i genitori di Anna Giulia escono allo scoperto inviando un messaggio forte.
E lo fanno, all’indomani della manifestazione ad alta tensione che lunedì mattina si è svolta davanti all’ingresso del tribunale per i Minorenni di Bologna, dove diverse associazioni hanno urlato la loro solidarietà nei confronti di Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, i genitori della piccola Anna Giulia.
La famiglia Camparini, però, stavolta va all’attacco e punta il dito contro le suore del cenacolo francescano di Marina di Massa dove il 16 luglio scorso, i genitori di Anna Giulia, si sono rimpossessati della figlia.
«Quel venerdì - dicono tramite una nota del loro legale Francesco Miraglia - si mangiava le unghie, era terrorizzata dalle punizioni delle suore e dai castighi a cui le stesse suore la costringevano. Con noi sta benissimo, fino al punto di dire più volte: stiamo vivendo una favola. E’ allegra e piena di vita. In altre parole, la bambina ci ha confermato tutti quei maltrattamenti che subiva all’interno della casa d’accoglienza che noi come genitori avevamo già denunciato alla consulente del tribunale, ma che la stessa ad oggi non si è sentita in dovere di prendere in considerazione. Altrettanto ha fatto il tribunale, non consentendo alla nostra difesa di estrarre copie delle registrazioni delle operazioni peritali. Ad ogni modo, faremo di tutto per evitare che nostra figlia possa ritornare in simili posti. Con questi atteggiamenti delle istituzioni, arroganti e prepotenti, continueremo a stare dove siamo. Ogni giorno che passa nostra figlia è sempre più meravigliosa e sarà dura separarci per tutti».
Parole durissime, una presa di posizione decisa e che conferma come la famiglia Camparini abbia deciso di proseguire sulla propria strada, senza dare alcun ascolto agli appelli delle diverse istituzioni.
«Massimiliano e Gilda - aggiunge il loro avvocato - si sentono in dovere di ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione in loro solidarietà a Bologna contro i provvedimenti dei giudici del tribunale per i minorenni, manifestazione che hanno seguito attraverso i mass media. Hanno ascoltato pure i vari appelli: del ministro, del presidente Millo, della tutrice, dei familiari, dei politici e avvocati che non hanno nulla a che fare con la loro vicenda. Riferiscono, che la superficialità dei loro interventi li convince sempre di più di aver scelto la strada migliore e di continuare a stare lontano da questa giustizia».
E mentre continua lo scontro a distanza tra la famiglia in fuga e le istituzioni, proseguono anche le indagini dei carabinieri di Marina di Massa che stanno continuando a lavorare per cercare di intercettare i genitori e la loro bambina.
A questo punto, diventa invece sempre più difficile raggiungere l’obiettivo che gli investigatori della Mobile reggiana si erano prefissati subito dopo il secondo rapimento della piccola: far ragionare i genitori della bambina trovando la soluzione migliore per evitare possibili pesanti ripercussioni sotto il profilo penale.
E’ anche per questo che la polizia di Reggio ha mentenuto i contatti con i nonni paterni della bambina che lo scorso marzo si rivelarono decisive mettendo in contatto la Mobile con i genitori.
28 luglio 2010