I SINDACATI INVITANO A TENERE ALTA L'ATTENZIONE

Mafia e appalti, rischio di contaminazione

    REGGIO. Edilizia e infiltrazioni malavitose. Un binomio che, da tempo, allarma l'Emilia e tutto il nord Italia.
    Con la notizia delle indagini della Direzione investigativa antimafia a carico della Igc - impresa di Gela, secondo gli investigatori, «imparentata» con una famiglia mafiosa - che ha operato nel cantiere Tav di Bazzano e nella tratta Reggio-Parma, l’allarme si fa più concreto. «Ma la Igc - rassicura Rudi Zaniboni, segretario della Fillea Cgil - non ha mai lavorato nel nostro territorio. A Reggio, i controlli sono stati rigorosi. E quando ci siamo accorti dell’arrivo di società a rischio siamo intervenuti per tempo, riuscendo a respingerle».
    Barriere alzate, dunque, contro il rischio di infiltrazioni. «Anche se - spiega - dal 2001 alla fine dei lavori, gli affidamenti sono stati 240: non siamo in condizioni di escludere che nessuna delle ditte che ha lavorato non avesse problemi. Tuttavia, qui sono state controllate nel modo migliore. Forse, non dappertutto c’è stata la nostra stessa attenzione». «Quello delle infiltrazioni nell’edilizia non è un problema di adesso e non riguarda solo Reggio, ma è universale. Da tempo diciamo che questo settore è terreno fertile - prosegue - Oggi, poi, con l’ampliarsi della crisi l’allarme cresce. Paradossalmente, con la crisi del credito e della liquidità a trovarsi con le maggiori disponibilità sono proprio le associazioni criminali. L’attenzione deve essere più alta».
    Ma chi e in che modo può intervenire?
    «I committenti prima di tutto - sottolinea Zaniboni - in particolare, quando si tratta di amministrazioni pubbliche. Se devo realizzare unbagno in casa mia farò entrare solo muratori di cui mi fido: ecco, lo stesso atteggiamento dovrebbero averlo le amministrazioni. Le ditte con infiltrazioni operano con ribassi esagerati, fino al 30%, con rischi per la sicurezza e la qualità di materiali e opere realizzate: quello economico non può essere l’unico fattore di scelta. Ho diritto di dire, se una ditta non è limpida, che non è gradita. Anche perchè in questo modo chi è in regola rimarrà sempre fuori dal mercato degli appalti. E non è quello che vogliamo».
    20 ottobre 2009

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