IL RAPPORTO DELLA DIA

Reggio ormai nelle grinfie
della grande criminalità

Il rapporto della Dia lo conferma: Reggio è diventata un avamposto della grande criminalità. Alla presenaza conclamata della ndrangheta si è aggiunta quella della camorra dei Casalesi che investono in attività economiche.

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    Reggio salvadanaio della ’ndrangheta. E’ l’analisi, impietosa e inquietante, presentata della Direzione investigativa antimafia al ministro dell’Interno Roberto Maroni. La relazione, che analizza le infiltrazioni della criminalità organizzata nel secondo semestre dello scorso anno, conferma come la nostra provincia sia terra di conquista per i clan calabresi. Ma all’orizzonte si profilano nuovi equilibri, perché le storiche ndrine del Crotonese dovranno fare i conti con l’arrivo, anche a Reggio, delle famiglie camorriste. Senza dimenticare la malavita cinese.

    La morsa della ’ndrangheta si fa sempre più soffocante. E non solo a Reggio, ma in tutta la regione. Usura ed estorsioni continuano ad alimentare il controllo di interi territori per le cosche calabresi e la nostra provincia si conferma succursale delle ’ndrine crotonesi. Ma - avverte la Direzione investigativa antimafia nel report sul secondo semestre del 2008 - il clan campano dei Casalesi sgomita e guadagna terreno. Mentre tutti i cartelli criminali si riversano in Riviera per le operazioni di riciclaggio, definita una vera e propria «lavatrice dove ripulire i soldi, per poi reinvestirli in attività rispettabilissime».

    La relazione, presentata lo scorso 30 aprile al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il dossier della Dia sulla seconda metà del 2008 è stata pubblicato anche sul sito internet del senato. Il nuovo resoconto conferma un trend inquietante per l’Emilia-Romagna, già descritto dalla Dia nel primo semestre del 2008. Il dossier racconta dunque del primato delle’ndrine, anche in regione. «L’usura e le estorsioni - spiega il report della Dia - continuano a rappresentare le condotte mafiose primarie con l’obiettivo di acquisire il controllo delle attività legali. Il meccanismo è ormai collaudato: si parte col ricatto finanziario, lo strumento primario di pressione mafiosa sul territorio e di controllo altamente invasivo dell’imprenditoria. Per gonfiare il salvadanaio, accanto all’estorsione i clan usano l’arma dell’usura: prima lanciano il salvagente agli imprenditori in difficoltà, poi, attivata la spirale debitoria, gli scippano le aziende».

    IL DOMINIO CALABRESE. I clan calabresi continuano ad attecchire a Reggio. Secondo la Dia «accanto alle presenze tradizionali, attuali acquisizioni informative hanno permesso di avere contezza di un possibile radicamento di personaggi contigui alle aggregazioni mafiose di Cutro e Isola Capo Rizzuto, riconducibili alle cosche Arena e Grande Aracri, le famiglie che spadroneggiano nel Crotonese».
    «La famiglia Grande Aracri - aggiunge poi la Dia - secondo le indagini coordinate dalla Dda di Bologna, dirigerebbe un ampio disegno estorsivo nei confronti di molti imprenditori edili calabresi operanti nel Reggiano, attraverso incendi e danneggiamenti, consumati all’interno dei cantieri, nonché furti di materiali e strumenti».

    «GOMORRA». Il dominio delle cosche calabresi potrebbe però essere contrastato dall’arrivo, negli ultimi anni, delle famiglie legate alla camorra, e in particolare ai casalesi.
    Nel dossier della Dia, il passaggio sulla camorra «reggiana» è molto chiaro.
    «Restano invariate le valutazioni dello scorso semestre, si ribadisce il tentativo d’infiltrazione nel tessuto sociale ed economico della regione, attuato da soggetti riconducibili al cartello dei casalesi». Non a caso il precedente dossier segnalava «Modena, Reggio, Parma, ma ormai anche Bologna, Rimini e Ferrara» tra i territori a rischio per le proiezioni del clan di Casal di Principe.
    Secondo la Dia la principale fonte di entrate deriva dal traffico di stupefacenti, ma ormai «si registra l’operatività di organizzazioni campane».

    I SILENZIOSI. Più silenziosi, ma agguerriti, sembrano gli affiliati alla pugliese «Sacra corona unita». E la Dia, scrive nel dossier, per confermare questa ipotesi, un’operazione che l’anno scorso aveva coinvolto anche Reggio.
    A Castel San Pietro, in provincia di Bologna, erano stati arrestati sei uomini originari di Cerignola, nel Foggiano, autori di una rapina da 3 milioni di euro ad un furgone portavalori della Coopservice lungo l’autostrada A14.

    LA MAFIA STRANIERA. Nella relazione della Dia, Reggio compare anche quando vengono analizzate le infiltrazioni della mafia proveniente dall’estero.
    Sfruttamento della prostituzione in mano ai clan albanesi, il traffico di droghe sintetiche che ingrossa le file della malavita cinese, gli esperti rumeni in frodi informatiche.
    Per confermare questa ipotesi la Dia porta ad esempio l’operazione «Guanxi» della Mobile che aveva permesso di scoprire un gruppo criminale specializzato nel «traffico di stupefacenti, in particolare di ketamina, sostanza sintetica molto diffusa sul mercato illegale cinese. Per la Dia «la conferma di quanto siano pericolose queste organizzazioni che arrivano dall’Oriente».
    24 maggio 2009

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